Giorgio Caporaso e il suo ecodesign alla Catanzaro Design Week 2016

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Le sue creazioni coniugano perfettamente bellezza, funzionalità ed ecosostenibiltà.

Per lui, difatti, il designer del terzo millennio deve essere capace di interpretare la mutevolezza della nostra società, che definisce dinamica e veloce, attraverso la creazione di prodotti che si prestano alla trasformazione e al riutilizzo.

È questo il pensiero dell’architetto Giorgio Caporaso, uno degli ospiti della prima edizione della Catanzaro Design Week. Introdotto da Domenico Garofalo, uno degli ideatori della manifestazione, il designer di Varese ha affrontato il tema “EcoDesign e innovazione” nel corso del talk svoltosi nel chiostro del Complesso San Giovanni durante la seconda giornata della kermesse.

Incuriosisce e intriga l’originalità dei suoi lavori, perfetta espressione di “lifestyle” che si traduce in una dichiarazione d’amore verso il pianeta. Per lui il compito del designer non si esaurisce nel dare risposte ai bisogni e alle esigenze del committente. Bensì deve anticiparsi dei problemi e porsi delle domande a cui dare nuove risposte. Una di queste è quella legata al ciclo di vita del prodotto, di cui un progettista deve preoccuparsi in modo da prevederne il riutilizzo nel momento in cui diventerà “rifiuto”.

Insomma la visione di Caporaso è proiettata verso il futuro partendo da un’interpretazione letterale della parola “design” che vuol dire progetto quindi presuppone la capacità di “guardare avanti, di guardare oltre, di saper leggere il futuro e le sue esigenze”.

Un futuro in cui il progresso dell’uomo dovrà svilupparsi e convivere in armonia con la natura. E la soluzione non è tornare indietro, ma continuare a ricercare nuove modalità sempre più orientate a raggiungere questo obiettivo: alla base ci deve essere la ricerca e la sperimentazione.

Il mio impegno – ha spiegato – è quello di creare degli oggetti che si possono adattare, riutilizzare e riciclare, smontare e rimontare, oltre che ad utilizzare materiali diversi che, accoppiati insieme, si esaltano vicendevolmente creando particolari situazioni sensoriali. Una cosiddetta “contaminazione eco-logica ed eco-sostenibile” in quanto tutti i vari componenti possono essere disassemblabili per tipo di materiale ed andare o allo smaltimento differenziato e al riciclo e ritornare a nuova vita“.

Il risultato di questo processo creativo sono panche in cartone con finiture in legno, poltrone in cartone riciclato, persino tavoli rivestiti da licheni vivi. Non semplici arredi, ma espressione di una vera e propria filosofia bio e attenta alle esigenze di una vita sempre più mobile e mutevole.

Caporaso ha tenuto anche a precisare nel corso della sua lezione che “ecosostenibilità” non vuol dire rinunciare al bello. “La mia scelta di utilizzare materiali naturali non è stato un ripiego. Sono convinto che ognuno di questi – nonostante possano apparire a primo impatto poveri e poco interessanti – ha una propria anima che va solo ricercata e valorizzata. Come ogni persona così anche ogni oggetto può avere il suo fascino e la sua valenza”.
Veramente accattivante rendersi conto di come Caporaso riesca con estrema maestria a rendere prezioso un materiale povero e inusuale come il cartone, declinandolo in modi inaspettati e differenti. I suoi arredi dalle linee essenziali e dalle multiple finiture, stupiscono per forma e comodità regalando inaspettate sorprese. Il suo augurio per la Calabria è che la disciplina del design, poco conosciuta nel nostro sud, possa essere un punto di partenza per lo sviluppo del territorio. Parole che rinvigoriscono la buona intuizione degli organizzatori dell’iniziativa.

Addetto stampa
Rosita Mercatante

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