Design quotidiano: progetto per un “Riso Verde”

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Salve amici de “il design è per sempre”, oggi vorrei continuare a parlarvi del buon design “domestico” di uso quotidiano e di una categoria di prodotti ben progettati: mi riferisco ai “contenitori per cucinare”, pentole, bistecchiere, pesciere.

Come ci dice Munari, per progettare un “risotto verde” o una “pentola“ per cuocere lo stesso riso, viene richiesto l’uso di un metodo progettuale che aiuterà a risolvere il problema, l’importante è che l’ordine delle operazioni necessarie sia dettato dall’ESPERIENZA…

La realtà che viene studiata, smontata, destrutturata, indagata nelle geometrie nascoste “sotto la pelle” delle cose e, dunque, nella sua anatomia, perché l’idea, la memoria di partenza è la medesima, non sono i disegni strettamente correlati all’oggetto, pensati in funzione del prodotto, ma sono parte del processo interpretativo della realtà.

La sequenza di pentole Center Line (1965) è una teoria sull’uso dello spazio, ma anche un omaggio alle geometrie di Sonia Dalaunay.

Per Sambonet nulla è mera citazione, ma diventa materiale con cui costruire una nuova realtà. Del resto egli era solito affermare che dentro la natura, dentro le strutture degli steli delle piante si possono trovare i modelli e le soluzioni del design o che il suo progettare una tavola per la Ginori o la Baccarat era come progettare un quartiere, fare architettura.

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Così, parlando della sua Pesciera (1957), forse il suo progetto più celebre, esposta nei musei di tutto il mondo, egli affermava: “la pesciera nasce dallo studio della natura, non come imitazione ma come esempio per andare oltre”.

Una esplorazione avventurosa, ma anche l’esempio di un rigore morale che investe e trascende la forma immediata delle cose.

Che dire amici… è sempre molto bello parlare con voi di buon design; provate a raccontarmi di qualche oggetto che vi circonda con il quale non avete instaurato un buon rapporto… sapete… gli oggetti ben riusciti, ben progettati hanno un’anima, mentre quelli che non interagiscono con noi, non ce l’hanno un’anima perché chi li ha progettati non ha avuto quella sensibilità necessaria che è propria di questo gesto d’amore… del fare design.

A presto da Natalia Carere per Catanzaro Design Week

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